Impiego pubblico - Supplenti della scuola con incarichi inferiori all'anno - Diritto all'indennità di buonuscita e/o all'indennità di fine rapporto - Requisito consistente nell'iscrizione da almeno un anno al Fondo di previdenza per il personale civile e militare dello Stato ovvero nella prestazione di almeno un anno di servizio continuativo - Asserita violazione dei principi di eguaglianza e ragionevolezza, di proporzionalità della retribuzione e di disponibilità di mezzi adeguati alle esigenze della vecchiaia - Difetto di motivazione circa la dedotta violazione degli evocati parametri - Indeterminatezza del petitum - Inammissibilità della questione.
E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032 e 9, comma 1, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 4 aprile 1947, n. 207, impugnati, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., nella parte in cui, con riguardo alla posizione dei supplenti della scuola con incarichi inferiori all'anno, rispettivamente richiedono, per la maturazione del diritto all'indennità di buonuscita, almeno un anno d'iscrizione al Fondo di previdenza per il personale civile e militare dello Stato, e, per il sorgere del diritto all'indennità di fine rapporto, la prestazione di almeno un anno di servizio continuativo. L'ordinanza di rimessione non illustra, infatti, in maniera convincente ed esaustiva le ragioni del dedotto contrasto della normativa impugnata con gli invocati parametri e le censure non appaiono sorrette da una motivazione persuasiva. Inoltre, non sono offerte indicazioni perspicue e coerenti sul senso e sulla portata dell'intervento caducatorio richiesto. Il rimettente ha mostrato di aderire al diritto vivente, il quale, assunto a premessa logica del quesito di costituzionalità, è inequivocabile nell'escludere un nesso di continuità tra gli incarichi di supplenze che si succedono nel tempo e che sono così considerati reciprocamente autonomi. Ciò premesso, non è dato comprendere in quali termini debba tradursi, nell'auspicata declaratoria d'illegittimità, la necessità di considerare in maniera globale i rapporti che hanno legato i docenti supplenti alle amministrazioni di appartenenza. Da tale necessità, che certo non condurrebbe alla pronuncia ablativa pura e semplice, scaturisce l'esigenza di ridefinire in radice, per i supplenti, la stessa nozione di continuità del servizio. Nondimeno, un tale intervento manipolativo rischierebbe di invadere lo spazio riservato alla discrezionalità legislativa, in difetto di soluzioni a rime costituzionalmente obbligate. Infine, il rimettente, nel dispositivo dell'ordinanza di rimessione, chiede - sic et simpliciter - la caducazione di una norma sul requisito di continuità del servizio, che riguarda tutti i dipendenti non di ruolo dell'amministrazione dello Stato e non la sola categoria dei supplenti. L'atto di promovimento, che indugia sul peculiare regime dei supplenti, non offre ragguagli né sulle ragioni di un intervento caducatorio, destinato a riverberarsi su una disciplina applicabile a tutti i dipendenti non di ruolo dello Stato, né sulle ragioni di una eventuale diversificazione tra la posizione dei supplenti e quella degli altri dipendenti non di ruolo. Tale diversificazione, peraltro, sarebbe disarmonica rispetto ad una linea di tendenza, che mira a ripristinare un trattamento omogeneo tra le varie categorie dei dipendenti non di ruolo.
- Per la manifesta inammissibilità di identica questione, v. la citata ordinanza n. 99/2011.
- Sulla possibilità di riproporre la medesima questione di legittimità costituzionale, ma sulla base di diverse argomentazioni, v. la citata sentenza n. 113/2011.
- In tema di diritto degli insegnanti non di ruolo con nomina annuale a percepire l'indennità di fine rapporto, v. la citata sentenza n. 518/1987.
- In tema di diritto degli insegnanti non di ruolo con nomina annuale al trattamento di quiescenza e di previdenza a carico dello Stato, v. la citata sentenza n. 40/1973.
- Sulla durata dell'incarico quale elemento distintivo non irragionevole per la modulazione della tutela previdenziale, v. le citate ordinanze nn. 438/2000 e 710/1988.
- Sulla tendenza a ripristinare un trattamento omogeneo tra le varie categorie dei dipendenti non di ruolo, v. le citate sentenze nn. 518/1987 e 40/1973.