Acque pubbliche - Norme della Regione Siciliana - Termine per la denuncia dei pozzi esistenti - Differimento dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2017 - Contrasto con norma fondamentale di riforma economico-sociale posta dalla legislazione statale in materia di tutela dell'ambiente - Conseguente eccedenza dai limiti della competenza primaria statutariamente attribuita alla Regione nella materia "acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche di interesse nazionale" - Illegittimità costituzionale.
È dichiarato costituzionalmente illegittimo [per violazione dell'art. 14 dello statuto speciale siciliano e dell'art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.] l'art. 19 della legge reg. Siciliana n. 20 del 2016, che differisce dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2017 il termine per la denuncia dei pozzi esistenti, previsto dall'art. 10, comma 1, primo periodo, del d.lgs. n. 275 del 1993. La disposizione impugnata dal Governo eccede i limiti della competenza primaria in materia di "acque pubbliche", assegnata alla Regione dalla lett. i) dell'art. 14 dello statuto, poiché risulta incompatibile con la menzionata disposizione legislativa statale, la quale, rivestendo importanza decisiva per la tutela quantitativa della risorsa idrica e per la pianificazione della sua utilizzazione, costituisce norma fondamentale di riforma economico-sociale ascrivibile alla competenza statale esclusiva in materia di tutela dell'ambiente, e come tale vincola anche la potestà legislativa regionale di tipo primario. In concreto, la proroga disposta dal legislatore siciliano, consentendo la prosecuzione di prelievi incontrollati della risorsa idrica per un ulteriore lungo periodo di tempo, interferisce con il corretto funzionamento degli strumenti pianificatori, autorizzatori, sanzionatori, di vigilanza e controllo, e compromette le azioni volte al risanamento dei corpi idrici. Inoltre, il differimento del termine equivale all'introduzione di una surrettizia e generalizzata forma di condono delle estrazioni abusive perpetrate nel corso di un intero decennio, vanificando l'azione di controllo e di repressione delle autorità preposte, con il rischio di alimentare ulteriormente il fenomeno dell'abusivismo.