Stupefacenti e sostanze psicotrope - In genere - Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 73 t.u. stupefacenti) - Introduzione, mediante decretazione d'urgenza, della c.d. confisca obbligatoria allargata anche in caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta per il c.d. piccolo spaccio (art. 73, comma 5, t.u. stupefacenti) - Applicazione anche ai fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della novella - Denunciata violazione del diritto di proprietà, come tutelato anche dal diritto convenzionale - Insussistenza - Non fondatezza delle questioni. (Classif. 247001).
Sono dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Firenze, prima sez. penale, in riferimento agli artt. 42 e 117 Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 1 Prot. Add. CEDU, dell’art. 85-bis del d.P.R. n. 309 del 1990, come modificato dall’art. 4, comma 3-bis, del d.l. n. 123 del 2023, come conv., in combinato disposto con gli artt. 200, primo comma, 236, secondo comma, e 240-bis cod. pen., nella parte in cui – in base all’interpretazione della giurisprudenza di legittimità, assunta come diritto vivente – prevede l’applicazione della confisca allargata nell’ipotesi di condanna o di patteggiamento anche per i delitti di cui all’art. 73, comma 5, t.u. stupefacenti (c.d. piccolo spaccio) commessi anteriormente all’entrata in vigore del d.l. n. 123 del 2023, come conv. Non è dubbio che le singole figure di confisca che abbiano nella sostanza natura punitiva debbano essere considerate quali autentiche “pene”. Tuttavia, al di là di ogni possibile disputa teorica circa la condivisibilità della riconduzione della confisca allargata alla categoria delle misure di sicurezza, la giurisprudenza di legittimità coglie nel segno allorché esclude ratio e natura stricto sensu punitiva della confisca allargata. La finalità della confisca allargata non è, infatti, quella di inasprire il trattamento sanzionatorio già previsto per il reato per il quale l’interessato venga condannato, ma piuttosto impedire che egli possa continuare a godere di beni da lui illecitamente acquisiti attraverso precedenti condotte criminose. Ne consegue l’applicabilità del principio sancito dall’art. 200, primo comma, cod. pen., secondo il quale la disciplina dell’istituto è regolata dalla legge in vigore al tempo della sua applicazione, e cioè al momento della sentenza di condanna di primo grado, senza che ciò contrasti con il divieto di applicazione retroattiva della legge penale di cui all’art. 25, secondo comma, Cost. e all’art. 7 CEDU. Nemmeno può ritenersi che le esigenze di tutela del diritto di proprietà impediscano al legislatore e alla giurisprudenza penale di disporre la confisca allargata anche in sede di condanna o applicazione della pena su richiesta per fatti di reato commessi prima dell’entrata in vigore della legge che preveda la confisca allargata in tali ipotesi, ma già costituenti reato all’epoca. In questo caso, infatti, il consociato non gode di alcun affidamento meritevole di tutela quanto al proprio diritto di proprietà sui beni oggetto di ablazione, trattandosi per l’appunto di beni che l’ordinamento ritiene essere stati acquistati mediante la commissione di fatti già previsti come reato dalla legge all’epoca in vigore e che comunque comportavano, già all’epoca della loro commissione, la confiscabilità dei beni medesimi.