Ordinanza 289/2011 (ECLI:IT:COST:2011:289)
Massima numero 35899
Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
Presidente QUARANTA - Redattore FRIGO
Udienza Pubblica del
18/10/2011; Decisione del
18/10/2011
Deposito del 04/11/2011; Pubblicazione in G. U. 09/11/2011
Massime associate alla pronuncia:
35900
Titolo
Reati e pene - Estinzione del reato - Incapacità permanente e irreversibile dell'imputato a partecipare in modo cosciente al procedimento - Omessa configurazione come causa di estinzione del reato - Denunciata violazione del principio di uguaglianza - Esclusione - Manifesta infondatezza della questione.
Reati e pene - Estinzione del reato - Incapacità permanente e irreversibile dell'imputato a partecipare in modo cosciente al procedimento - Omessa configurazione come causa di estinzione del reato - Denunciata violazione del principio di uguaglianza - Esclusione - Manifesta infondatezza della questione.
Testo
E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in relazione all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 150 del codice penale, nella parte in cui non prevede che l'estinzione del reato consegua, oltre che alla morte del reo, «ad uno stato mentale dell'imputato in vita che ne impedisca in modo permanente ed irreversibile la cosciente partecipazione al procedimento». L'eterogeneità delle situazioni poste a confronto impedisce di ravvisare la denunciata violazione del principio di eguaglianza: invero - ed anche a prescindere dal rilievo che le cause di estinzione del reato costituiscono ius singulare, rientrante, quanto a casi e disciplina, nella discrezionalità legislativa - mentre nel caso di morte dell'imputato la cessazione del rapporto processuale deriva dalla natura stessa dell'evento, che implica il venir meno, sul piano fisico, di uno dei soggetti di quel rapporto, nell'ipotesi considerata dal giudice a quo la definitività dell'impedimento alla prosecuzione delle attività processuali si correla, invece, a una prognosi che - in quanto basata sulle attuali cognizioni scientifiche e tenuto conto anche dell'eventualità di comportamenti simulatori - appare connotata da margini di possibile errore certamente superiori, in linea generale, a quelli propri dell'accertamento dell'avvenuto decesso dell'imputato. Soprattutto, è dirimente la considerazione della diversità della ratio di tutela che viene in rilievo nei due frangenti, posto che l'estinzione del reato per morte del reo costituisce diretto riflesso del principio - di carattere sostanziale - di personalità della responsabilità penale (art. 27, primo comma, Cost.), mentre la preclusione allo svolgimento del procedimento nei confronti della persona che, per il suo stato di mente, non è in grado di parteciparvi in modo cosciente ha un obiettivo di protezione di natura prettamente processuale, mirando alla salvaguardia del diritto di difesa (art. 24, secondo comma, Cost.), nel particolare aspetto della difesa personale o autodifesa.
E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in relazione all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 150 del codice penale, nella parte in cui non prevede che l'estinzione del reato consegua, oltre che alla morte del reo, «ad uno stato mentale dell'imputato in vita che ne impedisca in modo permanente ed irreversibile la cosciente partecipazione al procedimento». L'eterogeneità delle situazioni poste a confronto impedisce di ravvisare la denunciata violazione del principio di eguaglianza: invero - ed anche a prescindere dal rilievo che le cause di estinzione del reato costituiscono ius singulare, rientrante, quanto a casi e disciplina, nella discrezionalità legislativa - mentre nel caso di morte dell'imputato la cessazione del rapporto processuale deriva dalla natura stessa dell'evento, che implica il venir meno, sul piano fisico, di uno dei soggetti di quel rapporto, nell'ipotesi considerata dal giudice a quo la definitività dell'impedimento alla prosecuzione delle attività processuali si correla, invece, a una prognosi che - in quanto basata sulle attuali cognizioni scientifiche e tenuto conto anche dell'eventualità di comportamenti simulatori - appare connotata da margini di possibile errore certamente superiori, in linea generale, a quelli propri dell'accertamento dell'avvenuto decesso dell'imputato. Soprattutto, è dirimente la considerazione della diversità della ratio di tutela che viene in rilievo nei due frangenti, posto che l'estinzione del reato per morte del reo costituisce diretto riflesso del principio - di carattere sostanziale - di personalità della responsabilità penale (art. 27, primo comma, Cost.), mentre la preclusione allo svolgimento del procedimento nei confronti della persona che, per il suo stato di mente, non è in grado di parteciparvi in modo cosciente ha un obiettivo di protezione di natura prettamente processuale, mirando alla salvaguardia del diritto di difesa (art. 24, secondo comma, Cost.), nel particolare aspetto della difesa personale o autodifesa.
Atti oggetto del giudizio
codice penale
n.
art. 150
co.
Parametri costituzionali
Costituzione
art. 3
Altri parametri e norme interposte