Reg. conf. poteri n. 13 del 2011 pubbl. su G.U. del 29/08/2012 n. 34

Ricorrente
Tribunale di Roma - Sezione 1.a civile

Resistenti
Camera dei deputati

Oggetto:
Parlamento - Immunitą parlamentari - Procedimento civile per il risarcimento del danno promosso dall'on. Antonio Di Pietro nei confronti dell'on. Silvio Berlusconi in relazione alle affermazioni fatte da quest'ultimo nel corso di una trasmissione televisiva - Deliberazione di insindacabilitą della Camera dei deputati - Conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale ordinario di Roma, prima sezione civile - Denunciata mancanza di nesso funzionale tra le opinioni espresse e l'esercizio dell'attivitą parlamentare.



Norme Impugnate
Num. Autoritą Loc.
Deliberazione 22/09/2010 Camera dei deputati

Parametri costituzionali
Num. Art. Co. Nesso
Costituzione 68 

Udienza Pubblica del 08/07/2014 rel. MORELLI



Testo del conflitto
  N.   13  RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 18 luglio 2012. 
  Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (merito)
depositato in cancelleria il 18 luglio 2012. 
 
Parlamento - Immunita' parlamentari  -  Procedimento  civile  per  il
  risarcimento del danno promosso  dall'on.  Antonio  Di  Pietro  nei
  confronti dell'on. Silvio Berlusconi in relazione alle affermazioni
  fatte da quest'ultimo nel corso di una  trasmissione  televisiva  -
  Deliberazione di  insindacabilita'  della  Camera  dei  deputati  -
  Conflitto di attribuzione tra  poteri  dello  Stato  sollevato  dal
  Tribunale ordinario di Roma,  prima  sezione  civile  -  Denunciata
  mancanza di nesso funzionale tra le opinioni espresse e l'esercizio
  dell'attivita' parlamentare. 
- Deliberazione della Camera dei deputati del 22 settembre 2010. 
- Costituzione, art. 68, primo comma. 

(GU n. 34 del 29.08.2012 )  



 
                            IL TRIBUNALE 
 
    In  persona  del  giudice   dott.ssa   Vittoria   Stefanelli,   a
scioglimento della riserva assunta all'udienza del 19 ottobre 201  l,
nella causa civile iscritta al n. 77125 del ruolo  generale  per  gli
affari contenziosi dell'anno 2008 e vertente tra: 
        Antonio Di Pietro, rappresentato e  difeso  dall'avv.  Sergio
Scicchitano, con  studio  in  Roma,  via  Emilio  Faa'  di  Bruno  4,
domiciliatario, giusta procura  a  margine  dell'atto  di  citazione,
attore; 
    Contro Silvio Berlusconi, rappresentato e difeso  dagli  avv.  I.
Ippolita Ghedini, Elena Dalla Costa, Mario Occhipinti, con studio  in
Roma, via Belsiana 73, giusta procura a  margine  della  comparsa  di
costituzione e risposta, convenuto. 
    Ricorre alla Corte costituzionale per conflitto  di  attribuzione
ai sensi degli art. 37 della legge n. 87 del 1953 e  26  del  decreto
del  Presidente  della  Corte  costituzionale  21  luglio  2004   nei
confronti della Camera dei Deputati. 
    Premesso che l'attore, con atto  di  citazione  notificato  il  6
novembre 2008 ha chiesto: 
        a) dichiararsi non corrispondenti  al  vero  le  affermazioni
fatte  dal  convenuto  on.le  Silvio  Berlusconi  nel   corso   della
trasmissione televisiva della RAI «Porta a Porta», condotta da  Bruno
Vespa andata in onda il 10 aprile 2008, affermazioni che  di  seguito
si riportano (dall'inizio della trasmissione, minuti da 1h.54'56''  a
1h.57'07''): 
    «Di Pietro e' un altro emerito bugiardo. Tenga presente  che  non
ha nemmeno una laurea valida. 
    ...Mi rivolgo qui, mi rivolgo qui al Ministro dell 'istruzione in
carica  per  vedere  se  puo'  sottoporre  a   custodia   sicura   le
documentazioni che esistono presso l'universita' circa la laurea  del
sig. Di Pietro. Mi rivolgo al Ministro della giustizia per vedere che
possa fare la stessa cosa, per sottoporre a custodia i  docomemi  con
cui il sig. Di Pietro si e' rivolto alla Magistratura e ha fatto  due
o tre concorsi per la Magistratura. Non ha mai presentalo il  diploma
originale di laurea. Ha sempre presentato dei  certificati,  che  tra
l'altro sono diversi uno dall'altro, sia per il voto di un esame, sia
per quanto riguarda la data di un esame. 
    Il signor Di Pietro,  scusi,  si  e'  laureato  a  Milano  mentre
lavorava lontano da Milano e ci metteva un'ora all'andata e un'ora al
ritorno. Giocava a calcetto la sera e andava a sciare di sabato e  di
domenica. Ha fatto la mia stessa universita'. Le posso assicurare che
lavorando cosi', non in quattro anni  ma  in  tre  anni,  riuscire  a
laurearsi e a dare degli esami consecutivamente una settimana dopo  e
prendere 28 e 28 e' impossibile. Come e' impossibile che a  Montenero
della Bisaccia, dove sembra che l'unico laureato fosse il farmacista,
nessuno sapesse, nemmeno i genitori di Di Pietro, che  lui  si  stava
laureando con voli brillantissimi. Quindi la sua  e'  una  cosiddetta
laurea dei  servizi,  che  i  servizi  hanno  chiesto  ai  professori
dell'universita' di cui nessuno si ricorda di Di Pietro, non ci  sono
studenti che si ricordano di  averlo  avuto  compagno  di  lezioni  o
compagno di esami. Non ha mai chiesto  il  permesso  alla  ditta  che
forniva prodotti ai servizi, per andare a svolgere un esame. 
    Quindi, il sig. Di Pietro non e' solo un uomo che mi  fa  orrore,
perche' non rispetta gli altri e perche' ha scaraventalo  in  galera,
rovinando delle vite degli altri cittadini, e' un assoluto bugiardo»; 
        b) dichiararsi l'on.le Silvio Berlusconi  responsabile  della
diffamazione e delle falsita' sopra esposte; 
        c) conseguentemente e per l'effetto condannarlo  a  risarcire
all'on.le Antonio Di Pietro i danni dal medesimo subiti e subendi  in
dipendenza e per effetto dei fatti per cui e' processo, nella  misura
di euro 1.000.000,00 od in  quella,  maggiore  o  minore,  che  sara'
ritenuta piu' equa; 
        d)  condannare  altresi'   il   convenuto   a   corrispondere
all'attore, a titolo di riparazione, ai sensi e per  gli  effetti  di
cui all'art. 3 della legge n. 47/1948, la somma di euro 200.000,00  o
quella, maggiore o minore, che sara' ritenuta piu' equa; il tutto con
gli interessi dalla data del fatto fino all'effettivo versamento; 
        che il convenuto ha chiesto, ai sensi dell'art.  68  Cost.  e
dell'art. 3 della legge  20  giugno  2003,  n.  140,  dichiararsi  il
difetto di giurisdizione del giudice ordinario, con ogni  conseguente
pronuncia, essendo  insindacabili  le  opinioni  espresse  dall'on.le
Silvio Berlusconi, nell'esercizio delle funzioni di parlamentare,  in
piena campagna elettorale, e  caratterizzate  da  un  alto  grado  di
politicita'; 
        che questo Tribunale,  con  ordinanza  in  data  20  giugno-3
luglio 2009, ha disposto ai sensi dell'art. 3, comma 4,  della  legge
n. 140 del 2003, la trasmissione degli atti alla Camera dei Deputati,
sospendendo il giudizio, sul presupposto dell'inesistenza  del  nesso
funzionale tra le opinioni divulgate  nel  corso  della  trasmissione
televisiva citata e  l'attivita'  parlamentare,  anche  atipica,  del
convenuto; 
        che, con comunicazione pervenuta il  29  settembre  2010,  il
Presidente della Camera dei Deputati ha informato  il  Presidente  di
questo Tribunale che l'Assemblea, nella seduta del 22 settembre 2010,
ha deliberato nel senso che i fatti  per  i  quali  e'  in  corso  il
procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento
nell'esercizio delle sue  funzioni,  ai  sensi  dell'art.  68,  primo
comma, della Costituzione, ed alla comunicazione e' stata allegata la
relazione della Giunta per le autorizzazioni (doc. IV-ter, n.8-A,13-A
e  17-A)  nonche'  il  Resoconto  Stenografico  della  citata  seduta
dell'Assemblea; 
        che, in riferimento ai medesimi fatti per cui e' causa  pende
procedimento penale innanzi al Tribunale di Bergamo - Sezione Giudice
per le Indagini Preliminari e ricorso per conflitto  di  attribuzione
innanzi a codesta Corte costituzionale. 
 
                               Osserva 
 
    Questo Tribunale ritiene  che  la  deliberazione  adottata  dalla
Camera dei Deputati  ecceda  la  sfera  di  attribuzioni  del  Potere
Legislativo di cui agli artt. 55 e ss. Cost., con compressione  della
sfera di attribuzioni della Magistratura regolata dagli artt.  101  e
ss. Cost., atteso l'esercizio illegittimo da parte della  Camera  dei
Deputati, per carenza  dei  presupposti,  del  potere  di  dichiarare
l'insindacabilita' delle opinioni espresse da un membro di quel  ramo
del Parlamento, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. 
    Infatti, secondo la consolidata giurisprudenza di codesta  Corte,
l'art. 68, primo comma,  della  Costituzione  (secondo  il  quale  «I
membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere  delle
opinioni  espresse  e  dei  voti  dati  nell'esercizio   delle   loro
funzioni»), anche alla luce delle disposizioni  per  l'attuazione  di
detta norma, in particolare dell'art. 3, comma l, della legge n.  140
del 2003 (che prevede  l'applicabilita'  della  norma  costituzionale
«... per ogni altro atto parlamentare, per ogni  altra  attivita'  di
ispezione, di divulgazione,  di  critica,  e  di  denuncia  politica,
connessa  alla  funzione  parlamentare,  espletata  anche  fuori  del
Parlamento»), consente di ritenere insindacabili, e, quindi,  coperte
da immunita', non solo l'attivita' svolta nella sede  del  Parlamento
nell'esercizio   delle   funzioni   parlamentari,   ma    anche    le
manifestazioni o esternazioni extra moenia del parlamentare,  purche'
sussista corrispondenza tra la prima e  le  seconde;  ai  fini  della
prerogativa dell'insindacabilita' deve esistere un  nesso  funzionale
tra l'esercizio delle funzioni parlamentari e dette esternazioni,  le
quali ultime devono costituire  riproduzione  sostanziale,  ancorche'
non letterale, di attivita'  parlamentari,  pur  non  necessariamente
tipiche, non valendo, invece,  a  connotarle  come  espressive  della
funzione parlamentare tre il contesto  politico  nel  quale  esse  si
inseriscono (cfr. sentenze 134/2008;  171/2008;  330/2008;  302/2007;
347/2007; 120/2004); al  riguardo,  si  ricorda  la  pronuncia  della
Consulta n. 302 del 2007: «il mero "contesto  politico",  o  comunque
l'inerenza a temi di rilievo generale, entro cui le dichiarazioni  si
possono collocare, non vale in  se'  a  connotarle  quali  espressive
della funzione parlamentare, ove esse, non costituendo la sostanziale
riproduzione delle specifiche  opinioni  manifestate  dal  parlamento
nell'esercizio delle proprie attribuzioni, siano non gia' il riflesso
del peculiare contributo che  ciascun  deputato  e  ciascun  senatore
apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri
voti,  ma  una  ulteriore  e  diversa   articolazione   di   siffatto
contributo,   elaborata   ed   offerta   alla    pubblica    opinione
nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata  a
tutti dall'art. 21 della Costituzione». 
    Del resto, anche in epoca precedente l'entrata  in  vigore  della
legge n. 140 del 2003, la Consulta si e'  espressa  nel  senso  sopra
esposto con le note sentenze n. 10 e 11 del  2000:  con  riferimento,
infatti, all'insindacabilita' delle opinioni espresse  extra  moenia,
ove collegate all'attivita' parlamentare, si legge nella sentenza  n.
10 del 2000 che  «L'immunita'  riguarda  non  gia'  solo  l'occasione
specifica  in  cui   le   opinioni   sono   manifestate   nell'ambito
parlamentare, ma il contenuto storico di esse, anche  quando  ne  sia
realizzata la diffusione pubblica, in ogni sede e con ogni mezzo.  La
pubblicita', infatti, e anzi  la  naturale  destinazione,  per  cosi'
dire,  alla  collettivita'  dei   rappresentati,   che   caratterizza
normalmente le attivita' e  gli  atti  del  Parlamento,  proprio  per
assicurarne la funzione  di  sede  massima  della  libera  dialettica
politica, comporta che l'immunita' si estenda a tutte le  altre  sedi
ed  occasioni  in  cui  l'opinione  venga  riprodotta  al  di   fuori
dell'ambito parlamentare. 
    Ma l'immunita' e' limitata a quel contenuto  storico:  e  dunque,
nel caso di riproduzione  all'esterno  della  sede  parlamentare,  e'
necessario, per ritenere  che  sussista  l'insindacabilita',  che  si
riscontri  la  identita'  sostanziale  di  contenuto  fra  l'opinione
espressa  in  sede  parlamentare  e  quella  manifestata  nella  sede
"esterna". Cio' che si  richiede,  ovviamente,  non  e'  un  puntuale
coincidenza  testuale,   ma   una   sostanziale   corrispondenza   di
contenuti.»; 
    ed, ancora, con specifico riferimento alla necessita' di un nesso
tra l'opinione espressa e la funzione parlamentare,  si  legge  nella
sentenza n. 11 del 2000 che «l'immunita' non vale  per  tutte  quelle
opinioni che «il parlamentare manifesta nel piu' esteso ambito  della
politica». Alla luce di  tale  interpretazione  si  debbono  pertanto
ritenere,  in  linea   di   principio,   sindacabili   tutte   quelle
dichiarazioni, che fuoriescono dal  campo  applicativo  del  "diritto
parlamentare"  e  che  non  siano  immediatamente   collegabili   con
specifiche forme di esercizio  di  funzioni  parlamentari,  anche  se
siano caratterizzate da un asserito "contesto politico"». 
    Ebbene, in applicazione delle norme richiamate e  della  riferita
consolidata giurisprudenza, deve ritenersi che le dichiarazioni sopra
riportate, fitte dall'allora  deputato,  On.  le  Silvio  Berlusconi,
quand'anche contestualizzate nel dibattito  sulla  separazione  delle
carriere tra giudici e pubblici ministeri, che e' seguito  nel  corso
della  suddetta  trasmissione  televisiva,  non  risultano  collegate
funzionalmente ad alcuna attivita' parlamentare, anche  atipica,  ne'
il contesto politico (conflitto tra i' soggetti  politici  coinvolti,
campagna  elettorale)  puo'  considerarsi  un   parametro   volto   a
qualificarle come  insindacabili,  conformemente  a  quanto  ritenuto
dalla giurisprudenza sul punto, avendo le medesime ad oggetto fatti e
circostanze   riguardanti,   in   particolare,   le   modalita'    di
conseguimento del diploma di  laurea  dell'attore,  che  esulano  dal
dibattito  parlamentare;  in  altri  termini,  non  emerge   che   le
denunciate dichiarazioni costituiscano divulgazione extra rneenia  di
una attivita' parlamentare,  tipica  o  meno,  e,  pertanto,  non  si
ritiene  che  possa  operare   nella   fattispecie   la   prerogativa
parlamentare della insindacabilita'. 

 
                               P.Q.M. 
 
    Chiede alla Corte costituzionale di dichiarare che  non  spettava
alla  Camera  dei  deputati  deliberare  che  le  dichiarazioni  rese
dall'On. le Silvio Berlusconi nella trasmissione RAI «Porta a  Porta»
andata in onda il 10 aprile 2008 costituiscono opinioni  espresse  da
un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai  sensi
dell'art.  68,  primo  comma,  della  Costituzione,  con  conseguente
annullamento della deliberazione di insindacabilita'  adottata  dalla
Camera dei deputati nella seduta del 22 settembre 2010. 
    Sospende il giudizio in corso. 
    Manda alla cancelleria per la riproduzione del cd-video in atti e
per i conseguenti adempimenti, la notifica alle  parti,  alla  Camera
dei  deputati,  il  deposito  presso  la  cancelleria   della   Corte
costituzionale. 
        Roma, addi' 25 ottobre 2011 
 
                       Il giudice: Stefanelli 
 
    Si allegano: 
        l) cd-video della trasmissione televisiva RAI «Porta a Porta»
del 10 aprile 2010; 
        2) lettera, pervenuta il 28 settembre  2010,  del  Presidente
della Camera dei deputati al Presidente del Tribunale di Roma, con, a
corredo, la  relazione  della  Giunta  per  le  autorizzazioni  (Doc.
IV-ter, nn. 8/A,13/A e 17/A) nonche' il Resoconto stenografico  della
seduta dell'Assemblea del 22 settembre 2010.