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Indirizzo di saluto del
Presidente della Corte costituzionale
prof. Annibale Marini
Signor Presidente della Repubblica,
la Corte costituzionale Le rivolge il più deferente
e sentito ringraziamento per aver voluto onorare della Sua presenza l’odierna
cerimonia e partecipa all’unanime sentimento di ammirazione e gratitudine
degli italiani per le incomparabili doti di autorevolezza, di saggezza
e di indipendenza da Lei profuse nell’esercizio del Suo altissimo Magistero.
Un saluto cordiale e grato all’onorevole……... , ai Signori Presidenti
e rappresentanti delle Corti e dei Tribunali costituzionali europei ed
extraeuropei, alle Autorità civili, religiose e militari, agli
organi di informazione ed a tutti i presenti.
Un ringraziamento particolare al Signor Sindaco di Roma, Walter Veltroni,
al cui senso di ospitalità si deve se la celebrazione del cinquantesimo
anniversario della Corte si svolge in un luogo, l’Aula Giulio Cesare del
Campidoglio, caro a tutti gli italiani in quanto simbolo di quella romanità
evocata con accenti commossi da Teodoro Mommsen nelle pagine conclusive
della sua Storia di Roma Antica.
Ma luogo anche nel quale il passato si intreccia al presente con la recente
e storica firma del “Trattato che adotta una costituzione per l’Europa”,
che ha segnato uno dei momenti più significativi di un pur faticoso
cammino verso una Europa sempre più unita ed autorevole politicamente
ed economicamente.
Il 23 aprile del 1956 la Corte costituzionale celebrava la sua udienza
inaugurale, dando così inizio alla storia della nostra giustizia
costituzionale.
Una storia che in questi cinquanta anni si è intrecciata con quella
della società italiana, accompagnandone la crescita e l’evoluzione
e assicurando il rispetto dei principi di libertà, dignità
ed uguaglianza cui l'Assemblea Costituente si ispirò, memore dei
crimini e delle tragedie che ideologie e sistemi di governo totalitari
avevano generato nel cuore dell'Europa, minacciando il mondo intero.
A quei valori e a quei principi la Corte costituzionale – come è
nella condivisa tradizione delle Corti costituzionali delle moderne democrazie
– ha cercato di attenersi fedelmente, consapevole della delicatezza del
suo ruolo e rispettosa delle prerogative degli altri organi costituzionali,
innanzitutto di quelli cui è demandato, sulla base del principio
di rappresentatività democratica, il compito di legiferare e governare.
In questi cinquanta anni non è cambiata però soltanto la
società italiana, ma è lo stesso scenario mondiale ad essere
profondamente mutato in molti dei suoi aspetti essenziali.
Di conseguenza, nuove problematiche – spesso assai lontane da quelle che
i nostri costituenti potevano anche solo ipotizzare, e ciò pure
nel caso di Costituzioni scritte relativamente “giovani” come quella italiana
– si pongono oggi nel campo della giustizia costituzionale: i temi della
globalizzazione, della immigrazione, del rispetto dei diritti inviolabili
di ogni uomo anche di fronte alle esigenze di sicurezza collettiva, del
rapporto tra ordinamenti nazionali e sovranazionali – per citarne solo
alcuni – costituiscono altrettante sfide alla coerenza ed alla lungimiranza
non solo di legislatori e governanti, ma anche di coloro cui le Costituzioni
affidano il difficile compito di garantire, in ogni circostanza, la compatibilità
delle leggi con i principi fondamentali sui quali poggiano i nostri ordinamenti.
Essi rappresentano il patrimonio più autentico di ciascun popolo
ed insieme il comune sostrato della nostra civiltà.
Dalle risposte che a queste sfide saranno date dipenderà non solo
l’assetto dei diversi ordinamenti nazionali, ma anche il volto che la
comunità mondiale assumerà nel prossimo futuro e, probabilmente,
per molti anni a venire.
Una grande responsabilità investe dunque, in questo scorcio iniziale
del XXI secolo, gli organi di giustizia costituzionale di tutto il mondo.
E’ per questo motivo che la presenza, oggi, con noi delle rappresentanze
di così numerose Corti costituzionali, europee ed extra-europee,
non soltanto ha il significato di un pur gradito gesto di cortesia, ma
è anche il segno della diffusa consapevolezza della necessità
– anche e soprattutto a livello di giustizia costituzionale – di scelte
comuni e condivise a problemi che necessariamente travalicano i confini
dei singoli Paesi e riguardano talvolta la radice stessa delle moderne
costituzioni democratiche.
La Corte costituzionale italiana, per la sua parte, da lungo tempo coerentemente
persegue la strada del confronto e dello scambio culturale con gli organi
di giustizia costituzionale degli altri Paesi, nella convinzione che la
formazione di un comune sentire nelle materie più delicate e “sensibili”,
quale innanzitutto quella dei diritti fondamentali dell’uomo, rappresenta
la condizione imprescindibile di efficacia della sua stessa funzione e
la garanzia che la civiltà giuridica, nei suoi aspetti essenziali,
non sarà più messa a repentaglio.
La missione dei giudici costituzionali – come si afferma nel Messaggio
all’Europa dei giudici costituzionali italiani e polacchi, inviato lo
scorso 31 marzo dal Campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau,
– «consiste nel vegliare acché nessun essere umano diventi
mai più oggetto e strumento nelle mani del potere».
Missione di cui i giudici costituzionali avvertono la nobiltà e,
contemporaneamente, portano il peso e la responsabilità.
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